Da ventuno generazioni l’eredità di Dante in Valpolicella
Articolo tratto da Next 68
“Se Firenze fu patria naturale di Dante, Verona ne fu per così dire patria adottiva, poiché in essa trasferitosi con la famiglia, ci acquistò casa, beni e cittadinanza, e ci lasciò fissata la sua discendenza. Patria fu ancor Verona del suo immortal poema, che qui fu da lui composto, o tutto o la maggior parte”. In questo modo lo storico Scipione Maffei giustifica il fatto di aver compreso l’Alighieri nel novero degli scrittori veronesi. Il Sommo Poeta infatti, coinvolto nella vita politica fiorentina ed appartenente al partito dei guelfi bianchi, nel 1302 fu costretto ad abbandonare la sua amata Firenze, ormai governata dai guelfi neri. Venne accolto con la sua famiglia alla corte di Bartolomeo e successivamente di Cangrande della Scala a Verona: fu durante l’esilio che compose la sua opera più grande, la Commedia. Morì a Ravenna nel 1321 senza mai rivedere Firenze. La sua discendenza rimase stabilmente in terra scaligera ed in particolare in Valpolicella, a pochi chilometri da Verona e dal Lago di Garda. Qui, a Gargagnago per l’esattezza, da ventuno generazioni vivono, e producono vino, gli eredi di Dante. Lo fanno su quelle stesse terre acquistate nel 1353 da Pietro Alighieri, che del Sommo Poeta era il figlio primogenito e che aveva seguito il padre nel suo esilio a Verona. Erano solo due “pezze” di terreno all’epoca, ma già note per gli ottimi vigneti. Negli anni la tenuta s’è ingrandita. Ha superato i 100 ettari e oggi è un simbolo nel mondo della storia vitivinicola della Valpolicella e dell’eccellenza agroalimentare veneta. Stiamo parlando delle Possessioni Serego Alighieri. Perché il doppio cognome Serego Alighieri? Nel 1500 i diretti discendenti di Dante rimasero senza eredi maschi. Così Francesco Alighieri, canonico a Verona, decise di lasciare il patrimonio al primogenito della nipote Ginevra Alighieri, a condizione che accanto al cognome del padre – il conte Marcantonio Serego – fosse aggiunto quello della madre. E Serego Alighieri fu. A dare lustro alla tenuta, dal 1973 nell’alveo del Gruppo Masi, sono tanti i vini pregiati, ma più di tutti è il Vaio Armaron, un amarone così speciale da essere entrato nella top 10 dei migliori vini al mondo selezionati da Wine Spectator, la rivista di settore più celebre. Il Vaio Armaron ci racconta di una varietà, la Molinara clone Serego Alighieri, che la famiglia ha mantenuto gelosamente. Ne ha custodito alcune viti, piantate all’interno della corte della tenuta nel 1875 e sopravvissute alla fillossera, e da quelle ha ottenuto le piante utilizzate per produrre questo amarone pluripremiato.
Ci racconta dell’antica tecnica dell’appassimento, che nel resto del mondo si adopera per i vini dolci e che in Valpolicella dà questo vino secco, forte e gentile allo stesso tempo. E infine ci parla delle botti di ciliegio che da sempre la Serego Alighieri usa per l’affinamento e che regalano al suo amarone il caratteristico aroma. Una narrazione lunga, insomma. Un racconto in cui il filo conduttore è la ricerca di soluzioni sempre nuove per adattarsi ai continui cambiamenti, del mercato e dell’ambiente. Una storia che si può “rivivere” sul posto, visitando le cantine degli eredi di Dante, il fruttaio per l’appassimento, la rivendita, il parco e i vigneti. Le Possessioni Serego Alighieri, con tanto di foresteria, sono infatti uno degli otto luoghi della Masi Wine Experience, aperti per trasformare il vino in un’occasione di cultura, conoscenza e relax. Certo, degustazione dopo degustazione, c’è il rischio di finire in Purgatorio, nella Cornice di chi ama troppo cibo e bevande. Ma forse anche il Sommo Poeta, adeguandosi ai tempi, questa volta perdonerebbe.
Masi Agricola www.masi.it