Intervista al Dott. Even Mattioli
Articolo tratto da Next 71
Ci sono scelte che semplificano, altre che complicano, altre ancora che sono semplicemente inutili, buone solo a farci perdere tempo. Ci sono scelte che facciamo perché in molti se le aspettano da noi, e così per non deluderli rischiamo, spesso senza rendercene conto, di metterci da parte, di renderci ogni volta più invisibili, di perdere ogni volta un pezzo di ciò che siamo. Ci sono scelte che potrebbero cambiare tutto, in meglio, altre che sicuramente cambierebbero tutto, in peggio. Non è scontato che siano le prime quelle più frequenti, no. Per motivi difficili da spiegare e spiegarci, a volte continuiamo a fare scelte sbagliate, complicate e che ci complicano l’esistenza. Ci sono scelte che abbiamo già fatto da molto tempo ma riusciamo a rendercene conto solo molto tempo dopo, troppo faticose per essere sostenute da subito, e allora proviamo a distrarci, anche per anni, a far finta di niente, anche per anni, a sperare e aspettare, anche per anni. Ci sono scelte che spaventano, è normale, ma alcune volte sarebbe utile chiederci se non dovremmo avere molta più paura a non farle, certe scelte, a non cambiarle, certe direzioni. Perché in certi momenti penso che il rischio più grande che si corra sia quello di non rischiare, sia quello di scegliere di non rischiare, di non muoversi, di rimanere a guardare, di sperare che accada qualcosa pur sapendo che non accadrà mai se non saremo noi a muovere il vento, se non ci proveremo, se non proveremo anche a sbagliare, a ricominciare, a fermarci per capire e anche un po’ sognare, se non proveremo e riproveremo. Ci sono scelte che definiscono un prima e un dopo quella scelta. Ci sono scelte che in un attimo possono decidere quello che accadrà nelle nostre vite da quell’attimo in avanti. Ci sono scelte che servono a non avere rimpianti, perché fanno male i rimpianti, pesano, e penso che non ci sia niente di più inutile sulla faccia della terra e nella vita delle persone, sono quasi più inutili di certi politici e di una lampadina rotta. Una canzone di Brunori Sas recita, “Ed ho capito finalmente che il rimpianto non serve quasi a niente, è solo un altro modo un po’ infantile per sentirmi intelligente”, appunto.
Ci sono scelte che servono per uscire dal pantano, altrimenti si rischia di arredarlo, il pantano, e di rimanerci a vivere. Si può scegliere di non vedere, di non accorgersi, oppure si può scegliere di guardare la realtà per quella che è, di chiamare i sentimenti che proviamo con il nome che hanno, di valutare le persone per quello che danno e prendono, allontanandoci da quelle che prendono e basta.
Si può decidere di scegliere, di scegliere quale posizione prendere, quali parole usare, quale atteggiamento avere, quanto essere presenti, quanto essere vicini, quanto essere gentili, quanto amore dare, quanto voler controllare, che cosa farci scivolare, che cosa lasciar perdere e che cosa assolutamente no. Scegliere di rinunciare, di denunciare, di rispettare, scegliere di dire basta. Scegliere di prenderci cura, di noi prima di tutto, di mettere attenzione in ciò che facciamo e non per essere infallibili ma semplicemente per metterci attenzione, quella già da sola farà la differenza. Scegliere di rimediare, di disobbedire perché lo riteniamo necessario, di riparare, di fare diversamente da come abbiamo visto fare, diversamente da ciò che abbiamo subito e vissuto. Sono le scelte più belle, spesso faticose ma belle, quelle che interrompono circuiti viziosi per costruire qualcosa di migliore.
Ci sono scelte che neanche chi ti ama capirà e invece dovrebbe, scelte che avresti dovuto fare ma non serve più a niente continuare a pensarci. Ci sono scelte sbagliate, scelte che ancora ti chiedi perché, e scelte che rimandiamo per così tanto tempo che intanto passa una vita intera. Ci sono scelte giuste e scelte che vorremmo fare ma… Alessandro Bergonzoni in un’intervista del 2010 diceva, “Piangere sul latte versato…e cambiare le mucche?”.
Ecco, a volte credo che ci sia bisogno di cambiare le mucche, di scegliere di cambiarle. Oppure sarebbe utile rendersi conto che in fondo non si vuole cambiare niente, ma proprio niente, nemmeno una sola mucca.
Dott. Even Mattioli
Psicologo – Psicoterapeuta – Psicologo del lavoro – Formatore