Lo storico Dario Cingolani ci racconta del frammento di Divina Commedia custodita nell'archivio storico del Comune di Corinaldo.

Un frammento della Divina Commedia a Corinaldo

Un po' di Dante a Corinaldo

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Un frammento della Divina Commedia a Corinaldo

Articolo tratto da Next 68

Forse non tutti sanno che nell’Archivio storico del Comune di Corinaldo esiste un frammento della Divina Commedia. Il documento su pergamena, attribuibile alla prima metà del Trecento, fu scritto un paio di decenni circa dopo la morte del poeta. Il prezioso reperto, catalogato A1 n° 130, fa parte di una raccolta di 167 pergamene, provenienti da antichi codici medioevali (secoli XI-XV), che contengono testi latini per lo più biblici e liturgici, ma anche giuridici, storici, filosofici, documentari. Per comprendere la derivazione di tali frammenti bisogna rifarsi all’ultima fase della storia del libro manoscritto. Con l’avvento della stampa, infatti, i preziosi manoscritti dei secoli precedenti in pergamena vennero messi da parte perché i libri a stampa erano più pratici e meno costosi. Molti di questi codici furono smembrati e riutilizzati per formare le copertine nelle legature della documentazione nelle Cancellerie dei Comuni, grazie alla resistenza del materiale pergamenaceo, con un costo notevolmente inferiore rispetto alla pergamena nuova. Il frammento dantesco è stato utilizzato come coperta del volume delle Entrate e Uscite del Comune di Corinaldo dell’anno 1603 (Camerlengato di Landolfo Zaccaria). Nelle quattro facce riporta la seconda parte del canto 29 e la prima parte del canto 30 dell’Inferno dantesco (Inf., 29, versi 73-139; Inf., 30, versi 1-87), in totale 153 versi, facilmente leggibili. La scrittura, di mano esperta, definita littera textualis rotunda, si caratterizza per la sua sobrietà. Uno stacco separa la fine del canto 29 dall’inizio, senza numerazione, del canto 30, che però presenta la prima lettera (N) ornata con filamenti rossi, abbelliti da globetti e lumachelle. La scoperta avvenuta nella catalogazione di tali frammenti, da me compiuta alcuni decenni or sono, fu segnalata al filologo Alfio Albani che ne ha fatto oggetto di uno studio pubblicato in Atti e memorie della Deputazione di Storia patria per le Marche (102, 1997, pp. 807-815). Dallo studio risulterebbe che il testo corinaldese si rifà ad un antigrafo proveniente da una zona padana per le tipiche caratteristiche fonetiche (ad es. il ricorrente scempiamento delle consonanti geminate), ma copiato da un marchigiano, come si evince da alcuni cedimenti dialettali riconducibili alla Marca di Ancona. Il documento è significativo della diffusione del poema nelle Marche, perché il frammento è tratto da un codice circolante nella nostra zona, quasi sicuramente nello stesso castello di Corinaldo, già pochi anni dopo la morte di Dante.

Dario Cingolani, storico

 

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