Nello scorso gennaio il corpo di S. Maria Goretti è “rientrato” a Corinaldo, sua città natale. Quello di Marietta – così la chiamano con affetto i Corinaldesi – è stato un rientro breve, che ha raccolto attorno alla Santa alcune migliaia di persone, “desiderose” di andare da lei. Se non è possibile conoscere le ragioni personali che hanno condotto tante persone in pellegrinaggio nel Santuario a lei dedicato, è però possibile, penso anche opportuno, chiederci cosa può dire a noi oggi questa ragazzina dodicenne, uccisa perché si era opposta a un tentativo di violenza e onorata come persona santa.
L’anno giubilare che stiamo vivendo, proposto da papa Francesco come «momento d’incontro vivo e personale con il Signore… quale nostra speranza… e per tutti occasione di rianimare la speranza» (dalla Bolla d’indizione del Giubileo, Spes non confundi [La speranza non delude], 1) suggerisce d’indicare nella fede che genera speranza la testimonianza che S. Maria Goretti ci consegna. Se è vero che, come recita un adagio popolare, “finché c’è vita c’è speranza”, è altrettanto vero che finché c’è speranza è possibile vivere, perché senza una speranza affidabile, forte, l’esistenza diventa un’impresa insostenibile. S. Maria Goretti, nella sua breve e travagliata esistenza, ha dato speranza alle persone; alla mamma, quando muore il papà Luigi («Mamma, non ti preoccupare: tu con i miei fratelli attenderai al lavoro dei campi e io al lavoro in casa: Dio non ci abbandonerà»); ha dato speranza ad Alessandro, il giovane che le ha tolto la vita, offrendogli non solo il perdono, ma volendolo anche con sé («Non solo lo perdono, ma lo voglio con me in Paradiso), ridandogli serenità e una prospettiva di vita, quando la durezza del carcere aveva spento in lui ogni speranza. Maria Goretti ridà speranza anche a noi, oggi, perché indica come non restare “vittime” del male che ci ferisce, invitandoci a offrire il perdono, a praticare la misericordia, che possono ridare serenità al nostro cuore, guarire il cuore di chi si fa complice del male e costruire relazioni riconciliate in un mondo dove si respira il pesante clima dell’intolleranza, dell’aggressività, della soddisfazione punitiva. Maria Goretti ha dato speranza alle persone, può dare speranza a noi, perché lei per prima ha custodito e coltivato la “speranza che non delude”, quella che è garantita dal sapere che possiamo contare su Dio, il Padre di Gesù e nostro, che si prende cura di noi, non ci abbandona nelle prove della vita.
Stupisce la semplicità della fede manifestata da questa ragazzina, quando ancora piccola premeva per “fare presto la prima comunione”, chiedeva con insistenza alla mamma “quando ritorniamo a pregare la Madonna” e al fratello maggiore, Angelo, che si lamentava per le scarpe usate, ricordava che “Gesù non guarda alle scarpe ma il cuore”. Marietta, con la semplicità della sua fede, ci indica dove ancorare le nostre speranze, su quale speranza costruire la nostra esistenza e continuare ad apprezzarla, anche quando mette in tanti modi alla prova le nostre speranze.
+ Franco Manenti
Vescovo di Senigallia