È difficile pensare di offrire un contributo al tema in questione senza rischiare di cadere nella trappola della banalità, dello scontato, atteso che oggi si parla (e potrei aggiungere stra-parla) ovunque, in qualunque occasione di incontro di gender equality riferito al gap ancora esistente (e direi persistente) tra uomo e donna nel mondo del lavoro. Gap che può essere rintracciato nelle differenze retributive, nella minore capacità di accesso ad una determinata posizione, specialmente se apicale, che la donna sperimenta unicamente in quanto donna. In realtà ritengo che siamo così pieni di retorica che abbiamo perso di vista il vero obiettivo. Nella mia visione qualunque persona, a prescindere dal genere, razza, caratteristica, debolezza etc. chiede unicamente di essere vista e di avere una possibilità. In ogni percorso di crescita ci troviamo a dovere affrontare fasi in cui aspettative vengono disattese, spesso ci viene tolto, porte vengono chiuse o neppure aperte. Sperimentiamo e subiamo pregiudizi di ogni sorta e a nostra volta ne siamo pieni noi stessi. Eppure ci dimentichiamo che le strade di accesso sono molteplici e che per una strada alla quale ci viene negato l’accesso ce ne sono molte altre che aspettano soltanto di essere percorse.
Quando ho deciso di intraprendere la strada della giurisprudenza non sapevo davvero a cosa stavo andando incontro, né quello che volevo ottenere quale ultimate goal, per molto tempo non l’ho capito e tutt’oggi dubito di esserci arrivata e chissà se mai ci arriverò. Tuttavia, ho compreso bene quello che non voglio per me ed ho perseverato nel mio percorso ad ostacoli guidata da questa luce, a volte flebile a volte estremamente brillante. Sicuramente non volevo essere definita quale “persona con il cervello invertito in quanto donna” (cito le parole testuali del titolare dell’ultimo studio legale con il quale ho lavorato) e tanto è bastato per spingermi a fare il salto nel vuoto di dare avvio al mio studio senza avere clienti, paracadute o supporto esterno. Fino a comprendere che, in realtà, l’unico supporto di cui avevo bisogno era quello che potevo dare a me stessa credendo che avrei vinto questa sfida.
I salti nel buio fanno molta meno paura superati quei lunghissimi secondi che precedono il salto. E quel salto mi ha portato fino a sedere nelle sale meetings di grandi gruppi industriali, di collaborare con noti managers senza cadere vittima della c.d. impostor sindrome, a vivere in prima persona la realtà di grandi progetti in corso di realizzazione nell’area del Medio Oriente, ricevendo apprezzamento quale professionista che svolgeva il suo lavoro con dedizione, passione e fiducia.
Fiducia che, non importa quanto la situazione fosse ingarbugliata e compromessa, l’impegno profuso avrebbe comunque portato buoni frutti nel lungo termine. E così è stato nella mia esperienza ad oggi. E per questo stesso motivo ho aderito al progetto di Creative Women Platform a livello internazionale: costruirsi il proprio network è fondamentale, confortarsi con persone dei più svariati settori e provenienze geografico-culturali, che hanno lottato per affermare sé stesse, che hanno una vera storia da raccontare, ha un valore inestimabile.
E alla fine, quello che conta è non far mancare mai il sostegno al gruppo del quale si decide di fare parte – qualunque esso sia e comunque lo si concepisca – oltra ad un tocco di creatività in tutto ciò che si fa! Ispirazione.
Quindi non mi resta che lasciarci con la seguente domanda: what’s NEXT?
Ilenia Lombardi
LLM, Avvocato Internazionale e vincitrice di Women In Law Awards 2024 “Leadership in Law”