La data dell’8 marzo

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L’incipit, sul significato di tale data o ricorrenza, è ormai proprio necessario e non può che essere, da subito, assertivo: non è né una festa da celebrare né una giornata da consumare in pasticceria o in fioreria[1].

La necessità sta nella presa d’atto e nel riconoscimento scientifico della Storia delle Donne[2], che non è né un di più da aggiungere al capitolo della Storia generale, che, tra l’altro, mai tale è (stata), né si tratta di una parzialità secondaria o così particolare da essere intesa come una sorta di medaglione, che magari abbellisce, ma non cambia la sostanza della narrazione, anzi ne dà la prova indiretta e, quasi, la conferma della propria stessa marginalità e così di quell’essere un di più non sostanziale. Come se tutta l’umanità non nascesse da corpo femminile: necessariamente e comunque[3].

Non può, quindi, trattarsi di una “celebrazione” qualsiasi né di un mero o banale ricordo, perché è una storia, che va vivificata ogni anno, ma, anche e soprattutto, da ogni generazione, non solo di donne. Altrimenti si cade e ricade continuamente o nella vuota e retorica agiografia o nella banalità della cosa-in-sé: il rischio c’è (e già, in parte, si è corso), ma dipende dalla soggettività personale o presa di coscienza-di-sé, che deve e può assumere ogni generazione (e non solo di donne), anzi ogni persona in quanto soggettività.

Tutto ciò può essere possibile, se si prende atto definitivamente della portata scientifica della Storia delle Donne, già documentata fin dagli anni 90 del Novecento[4].

 

La storia del perché l’8marzo, oggi, si trova finalmente registrata in diversi studi che si sono sviluppati dagli anni 80 agli anni 90: da quelli di Tilde Capomazza e Marisa Ombra, nel 1991[5], a Marisa Cinciari Rodano, nel 2010[6] e a Franca Fortunato, nel 2019[7].

Averne memoria e far sì che questa data non venga vissuta come una mera ricorrenza, anche da parte di chi ne coglie magari la portata in senso culturale, politico e storico, diventa, oggi più che mai, necessario in un’epoca dove si tende non solo a perdere il senso storico, ma anche a strumentalizzare o banalizzare ciò che è stato e che, invece, ancora segna il radicamento dei valori e dei principi conquistati e affermatisi, nel tempo, col sacrificio di generazioni e generazioni.

Una sorta di banalità della storia e delle lotte e delle conquiste perseguite, soprattutto dalle donne, dai loro Movimenti e Associazioni. Tale consapevolezza non può né ridursi a una celebrazione (in quanto tale vuota&formale) né a una sorta di festa del costume (consumata nella vacuità dei gesti): si tratta di dare o meglio di cogliere, ogni anno, l’occasione per passare il testimone, anche generazionale e di segnare la dimensione storico-politica di quel soggetto femminile, ancora spesso escluso o sottinteso.

Dal 1977 al 1981 viene inaugurata, su RAI 2, una trasmissione televisiva “Si dice donna”, con la regia di Tilde Capomazza, che, proprio l’8marzo 1977, fa il punto sul senso della giornata, utilizzando una canzone di Teresa Gatta, Che otto marzo è[8]. Un testo che fa eco alle voci che chiedevano urlando, durante le storiche manifestazioni degli anni 70: «Donna, lo sai la forza che hai?». E, in risposta, il coro motivato di centomila donne che faceva tremare i muri: «Sì, lo so, la forza che ho».

 

Non un rito (né tanto meno consumistico), quindi, ma una trasmissione storica autentica di valori politici e culturali indissolubili, perché forte deve essere la consapevolezza (anche generazionale) che nulla permane in eterno e che l’umanità è costretta spesso a ricominciare da capo: le donne non ci stanno!

 

Patrizia Caporossi

Filosofa e Storica delle Donne

(https://www.treccani.it/enciclopedia/patrizia-caporossi/) Associazione di Donne, SEMAJ-Seminari Magistrali di Genere “Joyce Lussu”-Ancona    

[1] Cfr. Enciclopedia Treccani on line (“fioreria” in Sinonimi&Contrari, per correttezza nominalistica dato che “fioraio” e “fioraia” indicano e posizionano un genere per tutto).

[2] Cfr. La Società Italiana delle Storiche (S.I.S.), nata nel 1989 dal Movimento delle Donne, si propone di valorizzare la soggettività femminile e la presenza delle donne nella storia; di rinnovare la ricerca e l’insegnamento; di promuovere la divulgazione del patrimonio scientifico e culturale prodotto dalle storiche; di modificare l’attuale trasmissione dei saperi contribuendo alla costruzione di una cultura che intrecci parità e differenza (parità di genere e differenza sessuale). La sottoscritta ne fa parte, fin dalla fondazione, con la compianta Annarita Buttafuoco (1951-1999), cfr. https://www.treccani.it/enciclopedia/annarita-buttafuoco_(Dizionario-Biografico) e tante altre (cfr. sito della S.I.S. https://societadellestoriche.it/).

[3] “L’Uomo con la U maiuscola non esiste: esistono uomini e donne e spesso si è portati a credere che la differenza di essere uomini e donne non conti in quello che fa la mente. Le bambine e i bambini, invece, sanno che i pensieri non li porta la cicogna” in Luisa Muraro L’ordine simbolico della madre, prefazione di copertina alla Collana, Il pensiero della differenza, Editori Riuniti, Roma 1990.

[4] Cfr. Discutendo di Storia. Soggettività, ricerca, biografia, Rosenberg&Sellier, Torino 1990 e di cui, dal 2002 a oggi, dopo l’esperienza di “Agenda” degli anni 90, documenta scientificamente “Genesis”, rivista semestrale della Società delle Storiche Italiane, Viella, Roma anno XXIII.

[5] Tilde Capomazza, Marisa Ombra, “8marzo. Una storia lunga un secolo”, prefazione di Loredana Lipperini, ed. Utopia, Roma 1991; il libro era già uscito col titolo, Storie, miti e riti della giornata internazionale della donna, ed. Utopia, Roma 1987.

[6] Marisa Cinciari Rodano, Perché la mimosa l’8 marzo? Memorie di una che c’era. Una storia dell’UDI, Il Saggiatore, Milano 2010.

[7] Franca Fortunato, 8marzo: la vera storia della giornata della donna, in www.reportageonline.it, 8 marzo 2019.

[8] Teresa Gatta, CantaDonna, spettacolo musicale femminista di Teresa Gatta e Annalena Limentani, in “Storia cantata e narrata delle tappe fondamentali delle lotte della donna lavoratrice dal 1800 a oggi“, 1977, 1979.

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